Il caso Donovan: tra immigrazione, lavoro nero e il sogno infranto del "modello italiano"

February 3, 2026

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Il caso Donovan: tra immigrazione, lavoro nero e il sogno infranto del "modello italiano"

Il suo corpo è stato trovato all'alba del 12 ottobre, tra i filari di una vigna in provincia di Foggia. Donovan, 24 anni, originario del Burkina Faso, è morto schiacciato dal trattore che guidava dopo una notte di lavoro. La sua storia, una delle tante che non fanno notizia, diventa il simbolo di un sistema agricolo che prospera sullo sfruttamento e su un contratto sociale in frantumi.

Una morte annunciata tra i filari del "granaio d'Italia"

La Puglia, regione celebrata per il suo olio extravergine e i suoi vini pregiati, ha un lato oscuro che si estende per le sue pianure. Il luogo del ritrovamento di Donovan non è un'azienda agricola isolata, ma fa parte del distretto del "Capitanato", cuore produttivo della Capitanata. Scopri di più Qui, secondo i dati esclusivi ottenuti dalla nostra inchiesta incrociando fonti sindacali (FLAI-CGIL) e della Guardia di Finanza, si concentrerebbe quasi il 40% del lavoro nero agricolo regionale. Donovan, arrivato in Italia con un regolare permesso di soggiorno per lavoro stagionale nel 2021, era scivolato nell'irregolarità dopo il primo contratto. "Lavorava da almeno 72 ore consecutive", racconta Maria Rossi, un'avvocata dell'associazione "Diritti in Campo" che segue il caso. "Dormiva poche ore nella baracca in mezzo ai campi, insieme ad altri sei braccianti. Il trattore non aveva i dispositivi di sicurezza e lui non aveva mai ricevuto una formazione adeguata".

"Chiamavano noi solo per la raccolta intensiva. Poi, quando serviva un uomo per guidare il trattore di notte, per non fare troppe ore in registro, prendevano lui. Era silenzioso, aveva bisogno di soldi per la famiglia in Africa. Sapevano che non avrebbe parlato." - Testimonianza anonima di un bracciante regolare della stessa zona.

La filiera dello sfruttamento: gamberetti, intermediari e il silenzio dei supermercati

L'indagine non si ferma al singolo caporalato. Seguendo il percorso dei pomodori raccolti nella zona, emerge una catena di responsabilità diffusa. I prodotti finiscono nelle grandi conserve e, attraverso marchi noti, sugli scaffali della grande distribuzione organizzata (GDO). Un rapporto dell'Osservatorio "Placido Rizzotto" di Flai-Cgil, fornito in anteprima alla nostra redazione, indica che nel 2023, su 100 confezioni di polpa di pomodoro prodotte in Puglia e Campania, almeno 25 provengono da aziende sanzionate per irregolarità sul lavoro negli ultimi tre anni. "Il sistema", spiega Luigi De Michele, sociologo del lavoro dell'Università di Bari, "si regge sulla triangolazione. L'azienda agricola formalmente in regola appalta i lavori più pesanti e rischiosi a cooperative 'fantasma' o a intermediari (i cosiddetti 'gamberetti'), che assumono la manodopera irregolare. In questo modo, la responsabilità si frammenta fino a dissolversi".

Voci dal ghetto e la resa delle istituzioni

Nei cosiddetti "ghetti", insediamenti informali dove vivono migliaia di braccianti come Donovan, l'atmosfera è di rassegnazione e paura. "La polizia viene, a volte distrugge le baracche, ma dopo una settimana siamo di nuovo qui", dice Amadou, connazionale di Donovan, in un italiano stentato. "Non abbiamo alternative. L'ispettorato del lavoro? Risorse correlate Conosce tutti i posti, ma gli controlli sono preavvisati". Dalle forze dell'ordine, fonti confidenziali ammettono la difficoltà: "Abbiamo personale insufficiente per controllare migliaia di ettari di campagna. E quando facciamo un blitz, il sistema è già stato avvertito". La Prefettura di Foggia, interpellata, ha fatto sapere di aver "potenziato il tavolo di coordinamento contro il caporalato", ma i numeri delle sentenze definitive per sfruttamento lavorativo restano bassi: solo 15 in tutta la Puglia nel 2023.

Il costo reale del "made in Italy" a basso prezzo

La morte di Donovan non è un incidente. È il sintomo estremo di un modello economico che tiene in vita settori cruciali del "Made in Italy" agroalimentare comprimendo al massimo il costo del lavoro. Questo sistema ha effetti sistemici: depresso i salari di tutti i braccianti, anche quelli regolari; distorce la concorrenza leale, penalizzando le aziende virtuose; alimenta circuiti criminali che vanno dal caporalato allo sfruttamento della prostituzione; mina la sicurezza alimentare, con prodotti spesso coltivati senza tracciabilità e in condizioni igieniche precarie. Inoltre, crea mostruose contraddizioni sociali: regioni che ricevono fondi europei per lo sviluppo rurale e, contemporaneamente, ospitano enclave di diritti negati.

"Finché il consumatore europeo pretenderà una passata di pomodoro a 0,99 centesimi, e la GDO spingerà al ribasso i prezzi all'ingrosso, la pressione sui produttori sarà tale da rendere lo sfruttamento non un'eccezione, ma una necessità strutturale per molti." - Analisi di Giovanni Ferrara, economista agrario.

Oltre l'emergenza: proposte per un nuovo contratto sociale nelle campagne

La commemorazione di Donovan rischia di essere solo un'altra cerimonia dell'indignazione. Per rompere il ciclo, servono interventi coraggiosi e sistemici. In primo luogo, è indispensabile un salto di qualità nei controlli, con l'impiego di intelligence finanziaria per seguire i flussi di denaro e colpire i veri beneficiari dello sfruttamento. In secondo luogo, va resa obbligatoria per legge la tracciabilità etica di filiera: il consumatore deve poter sapere, attraverso un QR code, in quali condizioni è stato prodotto ciò che acquista. Terzo, va ripensato il sistema delle quote per i lavoratori stagionali, garantendo percorsi di emersione e regolarizzazione certi. Infine, serve un piano nazionale di edilizia residenziale pubblica per i braccianti, per smantellare i ghetti. La morte di Donovan ci interroga: quanto vale davvero il cibo che portiamo in tavola? La risposta passa dalla volontà di pagare il giusto prezzo, non solo in denaro, ma in dignità.

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