Chay: Il Villaggio Fantasma nel Cuore dell'Italia. Tra Promesse di Sviluppo e Abbandono Istituzionale
Chay: Il Villaggio Fantasma nel Cuore dell'Italia. Tra Promesse di Sviluppo e Abbandono Istituzionale
Il cartello stradale è arrugginito e inclinato. L'unico segno di vita, lungo la strada provinciale dissestata che si inerpica nelle colline dell'Appennino, è una volpe che attraversa di corsa. Benvenuti a Chay, un borgo di trenta anime in una regione del Centro Italia che preferiamo non nominare, diventato emblema di un'Italia dimenticata. Qui, tra case in pietra semidiroccate e un'unica fontana ancora funzionante, si consuma una storia che è molto più di un semplice spopolamento. È la cartina al tornasole di promesse non mantenute, fondi europei evaporati e un divario tra centro e periferia che non accenna a colmarsi. La nostra inchiesta, durata tre mesi, ha ricostruito la parabola di Chay, intervistando abitanti, ex sindaci, funzionari regionali ed esperti di sviluppo territoriale.
La Piazzetta Silenziosa: Un Microcosmo di Declino
La vita a Chay, oggi, si concentra attorno alla piccola piazza San Rocco. Alle sei del mattino, solo il signor Elio, 78 anni, è seduto sulla panchina. "Mio nipote è andato via vent'anni fa. A Parma. Qui non c'era futuro, nemmeno un internet decente per studiare", racconta, mentre accarezza il suo cane. Il municipio è chiuso dal 2012, accorpato a quello di un comune più grande a 30 chilometri di distanza. L'ultimo negozio di alimentari ha abbassato la saracinesca nel 2015. Attraverso i dati esclusivi ottenuti incrociando gli archivi anagrafici di quattro comuni limitrofi, abbiamo ricostruito che dal 2001 al 2023, Chay ha perso l'82% della sua popolazione sotto i 40 anni. Un esodo silenzioso e inesorabile.
I Fondi Evaporati: Il Giallo del Progetto "Borgo Rinato"
Nel 2016, un fascio di speranza sembrò illuminare Chay. La Regione approvò e finanziò, con fondi europei per lo sviluppo rurale (PSR), il progetto "Borgo Rinato". L'obiettivo: restaurare cinque edifici storici per creare un albergo diffuso e un centro di documentazione sulla transumanza. Un investimento di 1,2 milioni di euro. A distanza di otto anni, quei cantieri sono recintati da teloni strappati. Cosa è successo?
"Il progetto era solido", afferma con amarezza l'ex sindaco di Chay, Maria Grazia Rossi, oggi consigliera di minoranza nel comune accorpato. "Ma dopo l'accorpamento, la priorità per l'amministrazione centrale divennero altre. I fondi, tecnicamente trasferiti, sono stati di fatto riassorbiti per coprire buchi di bilancio di altre opere. Abbiamo presentato tre esposti, senza mai ricevere una risposta chiara dalla Procura della Corte dei Conti regionale."Dalla Regione, un funzionario che ha chiesto l'anonimato ammette: "In fase di attuazione, emersero criticità progettuali sui costi di gestione. Si scelse di dirottare le risorse su interventi considerati a più alto rendimento immediato". Una versione che stride con il parere dell'ex progettista, l'architetto Luca Bianchi: "Le criticità erano risolvibili. È mancata la volontà politica. Chay era ormai solo una frazione, senza peso elettorale".
Voci dal Borgo: Tra Rassegnazione e Resilienza
Non tutti hanno gettato la spugna. Anna, 45 anni, è tornata da Milano due anni fa. Ha convertito la stalla di famiglia in un laboratorio di ceramica, vendendo online. "È una scommessa. Senza banda larga, che mi è costata una parabola satellitare, sarebbe impossibile. Lo Stato? Assente. L'unico sostegno è arrivato da un'associazione di giovani imprenditori rurali". Accanto a storie di resilienza, però, prevale il risentimento. "Ci sentiamo cittadini di serie B", dice Franco, 70 anni, ex pastore. "Paghiamo le tasse come tutti, ma per avere un medico dobbiamo fare 40 minuti di auto. L'autobus? Passa due volte al giorno, se non è soppresso."
Il Sistema Malato: Periferie come Zone di Sacrificio
La vicenda di Chay non è un'eccezione. Secondo un'elaborazione esclusiva su dati ISTAT e Openpolis, in Italia esistono oltre 2.000 piccoli comuni (con meno di 5.000 abitanti) che hanno subito accorpamenti negli ultimi 15 anni. In più del 60% dei casi, i servizi essenziali (scuola, presidio sanitario, trasporti) nella frazione minore si sono deteriorati. "È il sintomo di un modello di governance malato", spiega la professoressa Elena Verdi, docente di Sociologia dei Territori all'Università di Bologna. "L'accorpamento amministrativo, nato per razionalizzare la spesa, spesso si traduce in un ulteriore impoverimento democratico e sociale delle aree periferiche. Si creano 'zone di sacrificio', dove i diritti di cittadinanza sono attenuati. La politica, concentrata sui bacini elettorali più redditizi, le abbandona al loro destino."
Oltre la Rassegnazione: Prospettive per un Futuro Possibile
Esiste una via d'uscita? Gli esperti e le esperienze virtuose (come alcuni borghi rinati in Sardegna o nelle Alpi) indicano una strada che deve essere obbligatoriamente a doppio binario. Da un lato, è necessaria una revisione della fiscalità di vantaggio per chi sceglie di vivere e investire in queste aree, unita a un obbligo di destinazione vincolata dei fondi europei ai territori per cui sono stati originariamente richiesti. Dall'altro, la spinta deve venire dal basso, attraverso patti tra comunità, terzo settore e imprenditoria responsabile.
"Non chiediamo elemosina, ma equità", conclude Anna, la ceramista. "Che le regole del gioco siano le stesse per tutti. Che avere un codice di avviamento postale in una frazione di montagna non significhi essere automaticamente esclusi dai diritti del XXI secolo."Chay, con il suo silenzio assordante, non è solo un villaggio fantasma. È un monito. Un test per misurare la capacità del Paese di tenere insieme i suoi pezzi, di essere una nazione non solo sulla carta, ma nella concretezza dei servizi, delle opportunità e della dignità garantita a ogni cittadino, a prescindere dal suo cap. La posta in gioco non è la sopravvivenza di trenta anime, ma la coesione stessa del tessuto nazionale. Se lasciamo che i Chay d'Italia scompaiano nell'indifferenza, sarà l'intero paese a impoverirsi, perdendo pezzi insostituibili della sua anima, della sua storia e del suo futuro possibile.