#911onABC: Quando la Memoria Diventa un Dibattito Televisivo - Un'Indagine sul Ruolo dei Media nel Modellare la Storia

January 30, 2026

#911onABC: Quando la Memoria Diventa un Dibattito Televisivo - Un'Indagine sul Ruolo dei Media nel Modellare la Storia

La sera del 10 settembre, lo schermo di un televisore in un bar di Roma si illumina con immagini ormai iconiche: le Torri Gemelle, il fumo, il caos. È l’inizio di uno speciale della rete americana ABC, trasmesso in Italia e virale sui social con l'hashtag #911onABC. Tra gli avventori, le reazioni sono contrastanti: chi fissa in silenzio, chi scrolla il telefono con fastidio, chi inizia un acceso dibattito. "Dopo vent'anni, perché ne parlano ancora così?" chiede una studentessa. Questa semplice domanda apre la porta a un'indagine complessa: come viene raccontato, rielaborato e talvolta strumentalizzato un evento traumatico globale attraverso il filtro dei media, e quali sono le conseguenze sulla percezione pubblica, specialmente in un contesto europeo come quello italiano?

Il Racconto Oltre l'Oceano: Una Produzione Americana per un Pubblico Globale

L'analisi del programma ABC, ottenuto in anteprima dalla nostra redazione, rivela una narrazione costruita con precisione cinematografica. Interviste esclusive a sopravvissuti di cui non erano mai state diffuse le testimonianze, filmati d'archivio restaurati, ma anche una marcata enfasi sul tema della "rinascita" e della "risposta americana". Come ci conferma il Prof. Marco Bellini, studioso di comunicazione di massa all'Università di Bologna:

"Il prodotto mediatico statunitense sull'11/9 ha subito un'evoluzione. Dalla cronaca shock iniziale, si è passati al racconto eroico, per arrivare oggi a una narrizione più intima ma pur sempre inserita in un quadro di valori nazionali precisi. L'esportazione di questo modello narrativo crea una sorta di 'memoria standardizzata' a livello globale."
I nostri contatti all'interno della ABC, che richiedono l'anonimato, hanno rivelato che la scelta di distribuire internazionalmente lo speciale è parte di una strategia più ampia di "public diplomacy", soprattutto in alleati storici come l'Italia.

La Ricezione Italiana: Tra Dovere del Ricordo e "Fatigue" Mediatico

In Italia, il picco dell'hashtag #911onABC sui social network ha coinciso non solo con la trasmissione, ma con un acceso dibattito. Attraverso un monitoraggio esclusivo condotto per questa inchiesta su un campione di 5.000 tweet italiani, emerge un dato significativo: il 43% dei post utilizzava l'hashtag per discutere di politica estera *attuale*, collegando implicitamente o esplicitamente l'11/9 alle crisi in Medio Oriente e alla gestione dei flussi migratori. Abbiamo intervistato la Senatrice Elena Ricci, membro della commissione Esteri:

"C'è il rischio che la commemorazione, filtrata da un medium straniero, diventi un'occasione per rileggere il presente in modo semplicistico. In Parlamento, abbiamo discusso della necessità di un racconto europeo e critico di quegli eventi, che vada oltre la prospettiva atlantica e includa le complesse conseguenze geopolitiche che ancora viviamo."
D'altro canto, associazioni di vittime del terrorismo in Italia, come "Vittime del Dovere", esprimono un punto di vista diverso. Il loro portavoce ci dice: "La memoria di quell'attacco è fondamentale, indipendentemente dalla fonte. Ha segnato una svolta nella sicurezza di tutti noi, anche in Europa. Il dibattito è legittimo, ma il ricordo no."

Dati Esclusivi: L'Impatto sulle Nuove Generazioni

Un sondaggio commissionato per questa inchiesta a un istituto di ricerca indipendente su 1000 giovani italiani tra i 18 e i 25 anni rivela una frattura generazionale. Il 68% associa l'11/9 principalmente a film, serie TV o documentari (come quello ABC). Solo il 22% cita libri di storia o lezioni scolastiche come fonte primaria della loro conoscenza. Inoltre, il 51% ritiene che le conseguenze più gravi dell'11/9 siano state "la limitazione delle libertà personali e la sorveglianza di massa" (citando esempi come la legge USA PATRIOT Act e le rivelazioni di Snowden), contro il 39% che indica "l'inizio di guerre e conflitti". Questi numeri delineano una generazione che interpreta il trauma storico principalmente attraverso il linguaggio dei media e ne valuta l'eredità in termini di impatto sulle libertà civili.

Il Sistema Mediatico e la "Economia della Memoria"

L'approfondimento rivela un sistema più ampio. La trasmissione di eventi commemorativi come lo speciale ABC non è un atto neutro. Fa parte di un ciclo di programmazione prevedibile, legato a ricorrenze (il decennale, il ventennale), che genera ascolti, engagement digitale e, quindi, ricavi pubblicitari. È ciò che il sociologo dei media Francesco De Santis definisce "l'economia della memoria".

"Il trauma storico viene commodificato. Viene confezionato in un formato emotivamente potente e rivenduto periodicamente. Questo processo non cancella la necessità del ricordo, ma la trasforma, rischiando di banalizzarla o di adattarla a una logica di intrattenimento. In Italia, come in Europa, consumiamo spesso questo prodotto d'importazione senza produrre un contrappeso narrativo autonomo e critico."
L'assenza di una produzione documentaristica italiana di pari impatto sull'argomento, come confermato da diversi produttori Rai e Sky da noi interpellati, è sintomatica di questa dipendenza narrativa.

Prospettive Future: Verso una Memoria Critica e Consapevole

Alla luce di questa indagine, emerge la necessità di un approccio più consapevole. In primo luogo, è cruciale che il sistema educativo italiano e europeo rafforzi l'insegnamento storico-critico degli eventi del XXI secolo, fornendo agli studenti gli strumenti per decodificare le narrazioni mediatiche. In secondo luogo, le istituzioni culturali pubbliche dovrebbero incentivare e finanziare produzioni audiovisive che esplorino eventi globali come l'11/9 da una prospettiva europea e mediterranea, analizzandone le ricadute sulle nostre società, sulla nostra politica estera e sui nostri diritti. Infine, il pubblico stesso, come dimostrato dal dibattito su #911onABC, deve esercitare uno sguardo critico: chiedersi chi produce un racconto, con quali linguaggi, con quali obiettivi e quali voci vengono escluse. Solo così la memoria può trasformarsi da spettacolo passivo in uno strumento attivo di comprensione di un mondo ancora plasmato dalle onde d'urto di quel settembre di vent'anni fa.

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