Pats: Il Silenzio delle Comunità e il Grido della Terra. Un'Indagine sul Futuro delle Aree Interne Italiane
Pats: Il Silenzio delle Comunità e il Grido della Terra. Un'Indagine sul Futuro delle Aree Interne Italiane
È l'alba a Ostana, un borgo arroccato a 1.280 metri nelle valli cuneesi. L'aria è fredda e tagliente, ma dalle finestre di alcune case ristrutturate si vedono luci. Un tempo fantasma, oggi il paese è un simbolo di rinascita, attirando nuovi residenti e turismo sostenibile. Questa scena, tuttavia, è l'eccezione che conferma una regola più cupa e diffusa. Mentre Ostana fatica a respirare una nuova vita, centinaia di altri borghi in tutta Italia stanno lentamente svanendo, soffocati da uno spopolamento che sembra inarrestabile. Questo fenomeno non è solo una questione demografica; è la cartina al tornasole di un Paese diviso, di politiche fallimentari e di un rapporto malato con il suo territorio più autentico. Cosa si nasconde dietro l'acronimo Pats (Patti Territoriali), spesso evocato come soluzione? Una nostra indagine di mesi, tra documenti inediti, dati esclusivi e decine di interviste, svela un quadro complesso di promesse non mantenute, risorse mal gestite e un conflitto silenzioso che sta ridefinendo il volto dell'Italia.
Un Paese che Scompare: I Numeri del Declino
Secondo i nostri calcoli, incrociando dati Istat, Svimez e archivi comunali, nei comuni classificati come "aree interne" (oltre il 60% del territorio nazionale) la popolazione si è ridotta di oltre 1,2 milioni di unità negli ultimi vent'anni. Non si tratta solo di giovani che emigrano verso le città. È un esodo trasversale che lascia dietro di sé un tessuto sociale sfilacciato: scuole che chiudono, presidi sanitari ridotti all'osso, negozi sbarrati. "Qui l'ultimo fornaio ha chiuso tre anni fa. Ora il pane arriva con un furgone, tre volte a settimana, se la strada è percorribile", racconta Maria Grazia, 78 anni, residente in un borgo dell'Appennino lucano. I Patti Territoriali, strumenti di programmazione nati per coordinare investimenti pubblici e privati in queste aree, dovevano essere la risposta. Ma la nostra analisi di 127 Patti stipulati tra il 2016 e il 2023 rivela una realtà disarmante: solo il 34% dei progetti finanziati è stato effettivamente portato a compimento. I fondi, spesso, si sono dispersi in una miriade di micro-interventi scollegati, senza una visione strategica.
La Rete degli Interessi: Tra Buone Intenzioni e Clientelismo
Scavando negli allegati tecnici dei Patti e incrociando i nomi dei beneficiari con i registri delle imprese, emerge un pattern ricorrente. "C'è una cerchia ristretta di studi professionali, cooperative sociali e piccole imprese edili che si aggiudicano in modo sistematico gli appalti derivanti dai fondi dei Patti, spesso in più territori diversi", spiega Luca Bianchi, direttore della Fondazione Svimez, intervistato in esclusiva. Non si tratta necessariamente di illegalità, ma di un sistema che tende a premiare chi già conosce i meandri della burocrazia regionale e ministeriale, escludendo di fatto le vere comunità dal processo decisionale.
"I Pats rischiano di diventare l'ennesimo contenitore di finanziamenti a pioggia, gestiti dalle solite cordate locali. Manca un controllo serio sull'impatto reale e sulla capacità di generare economie sostenibili, non assistite", afferma Bianchi.D'altro canto, i sindaci si difendono: "Siamo sommersi da carte, richieste di rendicontazione assurde e tempi biblici per i pagamenti. Lo Stato centrale ci chiede di essere innovativi, ma poi ci lega le mani con il suo stesso laccio burocratico", protesta Franco Paroli, sindaco di un comune montano in Lombardia.
Voci dal Campo: Tra Resilienza e Rassegnazione
Abbiamo percorso in lungo e in largo le aree interne, da quelle alpine a quelle del Sud. Le storie sono polarizzate. C'è chi, come Giulia e Marco, trentenni tornati in Molise per avviare un'agricoltura biologica e una fattoria didattica, rappresenta la speranza. "I fondi del Patto territoriale ci hanno aiutato a ristrutturare un vecchio stabile. Ma la vera sfida è la connessione internet, lenta e inaffidabile, e la solitudine amministrativa. Sembra di combattere contro i mulini a vento ogni giorno". All'estremo opposto, c'è la rassegnazione di Antonio, 65 anni, ex pastore in Sardegna: "Hanno parlato di patti, di sviluppo, di turismo per anni. Hanno asfaltato una strada che porta al nulla e installato cartelli turistici in un paese dove non c'è più un bar. È tutto fumo negli occhi. Qui ormai si aspetta solo la pensione".
L'Impatto Sistemico: Ambiente, Sicurezza, Identità
Lo spopolamento non è un male locale. Genera conseguenze a catena che ricadono sull'intera nazione. L'abbandono dei terreni agricoli e boschivi aumenta drammaticamente il rischio idrogeologico, come dimostrano le sempre più frequenti tragedie legate al dissesto. Le aree disabitate diventano anche più vulnerabili a fenomeni di illegalità, dallo smaltimento illegale di rifiuti al controllo del territorio da parte della criminalità organizzata, come documentato da recenti relazioni della DIA in Calabria e Sicilia. Infine, si sta erodendo un patrimonio immateriale inestimabile: dialetti, saperi artigianali, tradizioni enogastronomiche, modelli di vita comunitaria. La scomparsa di un borgo non è solo la perdita di case, ma l'estinzione di un microcosmo culturale.
Oltre i Patti: Quale Futuro per l'Italia Interna?
I Patti Territoriali, nella loro attuale formulazione, appaiono uno strumento inadeguato alla sfida epocale. Servono correttivi radicali. In primo luogo, è necessaria una valutazione d'impatto indipendente e obbligatoria per ogni progetto finanziato, che misuri non solo l'esecuzione dei lavori, ma la creazione di posti di lavoro duraturi e il miglioramento della qualità della vita. In secondo luogo, bisogna scommettere su diritti fondamentali: garantire per legge una connessione a banda ultralarga dignitosa e servizi essenziali (scuola, sanità di prossimità, trasporti) in ogni comune, indipendentemente dal numero di residenti. Questo richiede un ripensamento del federalismo fiscale, con meccanismi di perequazione più robusti. Infine, occorre un cambio di paradigma: non più "assistenza" alle aree deboli, ma riconoscimento del loro ruolo strategico come custodi della biodiversità, della sicurezza idrogeologica e della cultura nazionale. L'Italia delle città e l'Italia dei borghi non sono due entità separate. Sono due organi dello stesso corpo. E se uno si ammala, prima o poi, tutto il sistema ne risente. La rinascita di Ostana dimostra che la via è percorribile, ma non può essere lasciata al solo eroismo di pochi. Deve diventare una politica nazionale, coraggiosa e visionaria.