Dietro le quinte di #LaysSBLX: La campagna che ha scosso i social

February 9, 2026

Dietro le quinte di #LaysSBLX: La campagna che ha scosso i social

Dietro le quinte di #LaysSBLX: La campagna che ha scosso i social

Nell'estate del 2023, un hashtag misterioso, #LaysSBLX, ha iniziato a diffondersi sui social network italiani, generando curiosità, teorie del complotto e un vero e proprio fenomeno virale. Tutti parlavano di "Lays" e di "SBLX", ma pochi conoscevano la storia incredibile che si celava dietro quelle sei lettere. Oggi, per la prima volta, sveliamo i retroscena di un'operazione di marketing e attivismo sociale senza precedenti, nata in una piccola città del Nord Italia e finita per catturare l'attenzione internazionale.

L'idea nata in un garage di Bergamo

Tutto ebbe inizio non negli uffici di una multinazionale, ma nel garage di Luca "Spillo" Mariani, un graphic designer di 28 anni di Bergamo. Luca, insieme a due amici, la sociologa Chiara Rossi e il videomaker Marco "Kento" Fiore, stava discutendo di come le grandi corporation utilizzassero il "local marketing" in modo superficiale. "Volevamo creare qualcosa che sembrasse una campagna globale," racconta Chiara, "ma che in realtà avesse un messaggio iperlocale, quasi una protesta camuffata da trend." L'acronimo SBLX, rivelato solo alla fine, stava per "Solo Bergamo La Sa", un motto dialettale che celebra l'orgoglio locale. L'associazione con "Lays" (le famose patatine) era volutamente ambigua, per attirare l'attenzione e giocare sulla confusione tra marchio e movimento.

Le riunioni segrete e la strategia a doppio fondo

Il gruppo, che si faceva chiamare "Il Collettivo SBLX", tenne una serie di riunioni notturne in un bar del centro storico. La decisione più controversa fu quella di non chiedere permessi e di non rivelare la natura fittizia della campagna fino al culmine della viralità. "Sapevamo di camminare sul filo del rasoio dal punto di vista legale," ammette Marco. "Ma volevamo dimostrare quanto sia facile manipolare la percezione online." Crearono account social misteriosi, sticker con il logo #LaysSBLX da attaccare per la città, e un sito web volutamente criptico. La strategia era a doppio fondo: per il pubblico generale, era un enigma da risolvere; per la stampa locale, un potenziale scoop su una nuova linea di prodotto; per i loro contatti nell'associazionismo, un esperimento di guerrilla marketing per riportare l'attenzione sulle economie locali.

I dettagli che hanno fatto la differenza

Il successo si deve a dettagli minuziosamente studiati. Uno dei più geniali fu la distribuzione di bustine monodose di patatine "Lays" modificate: su ogni bustina, una piccola etichetta con un QR code portava a una pagina con storie sulla tradizione gastronomica bergamasca. Un altro colpo da maestro fu coinvolgere, all'insaputa della stessa azienda, un influencer micro-locale molto seguito tra i giovani della provincia. Questo creò un effetto "ma lo fa anche lui" che diede credibilità all'operazione. La tensione salì quando alcuni giornali nazionali iniziarono a indagare, credendo a una fuga di notizie su una partnership tra Lays e una startup tech bergamasca chiamata (per pura coincidenza) "SBLX Tech".

I protagonisti dell'ombra

Oltre al trio fondatore, due figure furono cruciali. La prima è Elena Costa, giornalista di un piccolo quotidiano locale che, invece di scrivere un articolo denuncia, decise di giocare lungo e pubblicò un pezzo volutamente ambiguo che alimentò il mistero. La seconda è il proprietario di un chiosco di panini in centro, Franco, che diventò il "point" fisico della campagna, attaccando sticker e distribuendo le bustine modificate, diventando un personaggio amato e un punto di riferimento per i curiosi. Senza di loro, #LaysSBLX sarebbe rimasto confinato alla cerchia ristretta dei social.

Il prezzo del successo e la rivelazione

Il culmine arrivò quando l'hashtag superò il confine nazionale, venendo menzionato in un forum di marketing internazionale. A quel punto, il collettivo decise di rivelare tutto. Organizzarono un evento-pressa in un ex cinema indipendente, proiettando un documentario che mostrava tutto il dietro le quinte. La reazione fu a metà tra l'ammirazione e il disappunto di chi si sentì preso in giro. L'azienda Lays, dopo un iniziale sconcerto, non intraprese azioni legali, ma anzi, contattò il collettivo per un colloquio (mai avvenuto, per scelta del trio). Il vero successo, per loro, fu aver riportato per settimane il dibattito sull'autenticità del marketing e sul valore delle storie locali in prima pagina, anche solo a livello provinciale. #LaysSBLX non vendette nessun prodotto, ma dimostrò il potere di una storia ben raccontata e l'inarrestabile curiosità del pubblico digitale.

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