Diario di un consumatore perplesso: Dargen e il rumore del mondo
Diario di un consumatore perplesso: Dargen e il rumore del mondo
15 Ottobre 2023
Oggi, mentre prendevo il caffè al bar sotto casa, il mio telefono ha iniziato a vibrare incessantemente. Notifiche su notifiche, tutte legate a una sola parola: Dargen. Scorrendo velocemente, ho visto titoli contrastanti: da una parte, articoli che lo definivano una voce rivoluzionaria della generazione Z, capace di parlare di politica e sociale con il linguaggio del rap; dall'altra, servizi che lo dipingevano come un prodotto dell'industria culturale, abilmente confezionato per il mercato. La mia prima reazione? Un profondo senso di stanchezza. Non riuscivo più a distinguere l'artista dal personaggio, il messaggio dal marketing.
Più tardi, al supermercato, mi è capitato un episodio curioso. Davanti allo scaffale dei vini, una coppia discuteva animatamente. Lui voleva un Primitivo di Puglia, "autentico e diretto", diceva. Lei preferiva un Pinot Nero internazionale, "più raffinato e complesso". Mentre li ascoltavo, ho pensato a Dargen. La sua musica è come quel Primitivo? Rozza, territoriale, che parla di periferie e disagio in modo crudo? O è più simile al Pinot Nero, un prodotto che, pur richiamando temi "locali", viene elaborato con tecniche globali per un palato (o un orecchio) più ampio? Ho messo nel carrello una bottiglia di acqua frizzante. Oggi non avevo voglia di scegliere.
La sera, ho deciso di fare un esperimento. Ho ascoltato due sue canzoni di fila. La prima, un pezzo vecchio di qualche anno, registrato in modo quasi "grezzo". Le rime parlavano della strada, con un'energia sincera, seppur disordinata. La seconda, un singolo recente di successo. La produzione era impeccabile, le sonorità internazionali, il testo più meditato ma anche, forse, più calcolato per essere virale. Il contrasto era lampante. Come consumatore, cosa sto realmente comprando? Sto pagando per l'esperienza artistica "pura" o per un prodotto di intrattenimento di alta qualità? Il valore percepito cambia radicalmente in base alla prospettiva. Nel primo caso, potrei sentirmi parte di una comunità che riconosce un messaggio; nel secondo, semplicemente un cliente soddisfatto di un buon prodotto audio.
Ho poi letto due diversi articoli di approfondimento. Uno, su un giornale locale, si concentrava sulle sue origini milanesi e su come i suoi testi fotografassero le trasformazioni di certi quartieri. L'altro, su una piattaforma internazionale, analizzava Dargen come "caso studio" del successo crossover della musica italiana nel mondo, inserendolo in grafici su streaming e mercati. Due soluzioni narrative opposte per lo stesso soggetto: una che cerca il valore nell'aderenza a un contesto specifico, l'altra che lo misura nella sua capacità di trascenderlo. Da quale parte sta la verità? Probabilmente in mezzo, ma come consumatore mi sento costretto a scegliere una lente attraverso cui guardarlo, e questo mi infastidisce.
今日感悟
Oggi ho capito che, nell'era dell'informazione sovrabbondante, essere un consumatore (di musica, di notizie, di idee) è estenuante. Dargen, in questo momento, non è solo un rapper; è un test. Mette alla prova la nostra capacità di distinguere il contenuto dal contenitore, l'urgenza artistica dalla strategia commerciale. Il vero valore per il denaro, forse, non sta nel decidere se lui sia "autentico" o "commerciale", ma nel riconoscere che probabilmente è entrambe le cose. La mia decisione d'acquisto, alla fine, non dipenderà da un giudizio assoluto, ma dalla risposta a una domanda più semplice: in questo preciso momento della mia vita, ho bisogno del messaggio grezzo o del prodotto rifinito? Forse, domani, la risposta sarà diversa. Per ora, accetto la confusione come parte del prezzo da pagare.